Breve storia della Polonia

La leggenda narra che i fondatori delle nazioni slave, i fratelli Lech, Czech e Rus, partirono con le rispettive tribù dai loro villaggi nativi che si trovavano nell'attuale Ucraina (tra la Vistola ed il Dniepr).
Rus andò ad est, mentre gli altri camminarono verso ovest. Lech si fermò in mezzo ad una pianura e fondò la sua città vicino al nido di un'aquila bianca (simbolo della Polonia).
Czech andò più a sud.
Lo stato polacco si formò gradualmente grazie alla concentrazione del potere nella famiglia dei Piast, che in seguito divenne la prima dinastia reale polacca. Il principe Mieszko I introdusse la futura Polonia nel novero degli stati europei sposando la principessa ceca Dobrava e convertendosi al cristianesimo. Il battesimo del principe e della sua corte avvenne a Gniezno nel 966.
Nel XII secolo, la Polonia si frammentò in molti piccoli stati, che nel 1241 vennero depredati dalle armate Mongole dell'Orda d'Oro.
Due secoli dopo, sotto la dinastia Jagellona fu sancita un'alleanza con la vicina Lituania, e fu l'inizio dell'epoca d'oro (XV sec.) per entrambi i paesi.
A metà del Seicento, a causa della ribellione dei cosacchi, del cosiddetto Diluvio (tre guerre con la Svezia), delle numerose guerre contro l’impero ottomano, la Russia, la Transilvania e la Prussia-Brandeburgo, il paese entrò il declino.

Spartizione e Sottomissione allo Straniero


Nei successivi 80 anni, si assistette ad un progressivo indebolimento della nazione che portò alla sottomissione da parte di Austria, Prussia e Russia.
L'Illuminismo in Polonia fomentò un crescente movimento nazionale volto alla restaurazione dello stato, il cui risultato fu la prima costituzione scritta d'Europa, nel 1791, la Costituzione Polacca di Maggio.
Il processo di riforme causò un intervento esterno e una serie di spartizioni della Polonia fra i tre imperi di Austria, Russia e Prussia nel 1772, 1793 e 1795.
Il risultato fu che la Polonia venne completamente cancellata dalle carte geografiche. Napoleone creò un piccolo stato dipendente dalla Francia in territorio polacco, il Granducato di Varsavia, governato da Federico Augusto I di Sassonia.
Dopo le guerre napoleoniche, venne costituito il Regno di Polonia, tuttavia gli zar ne ridussero presto le libertà fino, di fatto, all’annessione.
Durante la Prima guerra mondiale tutti gli alleati concordarono nella ricostituzione della Polonia come stato cuscinetto tra Germania e Unione Sovietica.

Indipendenza


Poco dopo la capitolazione della Germania nel novembre 1918, la Polonia riguadagnò l'indipendenza come Seconda Repubblica Polacca. Ad oriente però la tensione crebbe nei confronti della Russia, allora alle prese con una guerra civile e con le difficoltà della nascente Rivoluzione Bolscevica che, per sua stessa natura, doveva essere esportata raggiungendo le masse operaie dell'Europa occidentale, anch'esse duramente provate dalla guerra.
Dopo qualche tentativo diplomatico, iniziarono diverse scaramucce di frontiera con scontri armati sempre più violenti.
La Russia Bolscevica si rifiutò di mediare e continuò la sua offensiva fino alle porte di Varsavia.
E' qui che ebbe luogo una delle battaglie più decisive della storia, il cosiddetto "il miracolo della Vistola", che vide i polacchi rioccupare buona parte dei territori perduti ritornando praticamente sulle posizioni iniziali.
La Russia bolscevica, ancora alle prese con la propria guerra civile e con disordini interni, desistette dalla lotta, e col Trattato di Riga del 1921 riconobbe le frontiere polacche in Bielorussia e in Ucraina, fissando il confine russo-polacco secondo quanto stabilito alla fine della Prima Guerra Mondiale.
Il territorio di Vilnus, rivendicato dalla Lituania con l'assenso dei russi, fu poi annesso alla Polonia nel 1922, tramite plebiscito (dimostrando così la prevalenza dell'etnia polacca in quei territori).
Infine l'Alta Slesia fu acquisita dopo la Guerra polacco-cecoslovacca. Tali confini restarono sostanzialmente invariati fino al settembre del 1939.

Seconda Guerra Mondiale


La seconda repubblica polacca durò fino agli inizi della seconda guerra mondiale nel 1939, quando il suo territorio fu invaso dalla Germania di Hitler e dall'Unione Sovietica di Stalin e spartito fra i due Stati aggressori sulla base di quanto stabilito dal Patto Molotov-Ribbentrop che prevedeva, tra le altre cose, proprio la spartizione della Polonia.
La Polonia era completamente impreparata di fronte alla velocità e la violenza degli attacchi tedeschi.
La situazione si aggravò quando l'esercito polacco, impegnato duramente ad ovest dalla Wehrmacht fu attaccato anche da est dall'Armata Rossa, senza alcuna dichiarazione di guerra da parte dell'Unione Sovietica.
Tutto il paese soffrì gravemente durante il periodo dell'occupazione, e tra tutte le nazioni coinvolte nella guerra, la Polonia fu quella che perse la percentuale maggiore di cittadini.

Regime Comunista


Dopo la guerra, le frontiere della Polonia vennero spinte ad Ovest.
Lo spostamento delle frontiere causò anche la migrazione verso ovest di milioni di persone, polacchi e tedeschi in fuga dai territori amputati dai rispettivi paesi ed ucraini trasportati a ripopolare le terre conquistate.
La vittoria dell'Unione sovietica causò l'imposizione di un governo comunista. Nel 1948 una svolta verso lo stalinismo rese ancor più opprimente il governo totalitario.
La Repubblica Popolare di Polonia, venne ufficialmente proclamata nel 1952. Nel 1956 dopo una rivolta operaia, il regime divenne meno oppressivo, liberando molte persone dalle prigioni ed espandendo in parte le libertà personali.
Gli scioperi dei lavoratori nel 1980 portarono alla formazione di un sindacato indipendente, Solidarność, che con il tempo divenne una forza politica, appoggiata ufficialmente dal Vaticano e dagli ambienti occidentali europei.
Solidarność erose il dominio del partito comunista e nel 1989 vinse le elezioni parlamentari. Nel 1990 Lech Wałęsa divenne il primo presidente eletto. Vennero riconosciuti diversi diritti civili e umani, tra cui la libertà di parola e il principio democratico. Tuttavia, il sistema politico era instabile.
La transizione dall'economia centralizzata all'economia di mercato non fu facile.
Un programma di terapia shock nei primi anni 1990 permise alla nazione di trasformare la sua economia in una delle più robuste dell'Europa centrale. La Polonia entrò nella NATO il 12 marzo 1999. L'8 giugno 2003 il 77,4% dei polacchi con un referendum approvò l'adesione all'Unione Europea, cui seguì nella primavera del 2004 la partecipazione all'elezione del Parlamento Europeo.

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